Nella prima decade dell’aprile dei 1906, il Vesuvio, in piena attività eruttiva, si trasformò in un ammasso di fuoco “fluido e luminoso”, che, sgorgando da varie “bocche” e dividen-dosi in varie correnti, colava lungo i fianchi del monte, travolgendo fertili campi e minac-ciando laboriose cittadine.
Il materiale fluido e incandescente veniva lanciato verso l’alto accompagnato da forti boati, continui tremiti e scosse sismiche, tra il terrore degli abitanti della zona vesuviana che ab-bandonavano ogni cosa, alla ricerca di un luogo sicuro.
Ma, aumentando la violenza delle esplosioni, dal cratere cominciò a salire verso l’alto gran copia di sabbia grigio-nerastra che, trasportata dal vento raggiunse Napoli e dintorni, pro-ducendo in tutti gran terrore che raggiunse il parossismo l’11 Aprile.
Quel giorno, dopo i primi incerti bagliori dell’aurora, il cielo si fece rapidamente buio come di notte avanzata. Un pulviscolo nerastro e densissimo, sollevato dal cratere e disseminato dal vento, formava in alto come una fosca ed immensa nuvola che copriva e oscurava tut-to il lato occidentale e settentrionale della provincia di Napoli e, in parte, di Caserta, e poi, venendo giù, produceva un’aria quasi asfissiante.
Uomini, donne e bambini, sbigottiti, emettevano grida di spavento ed imploravano l’aiuto di Dio e la protezione dei Santi, e ad ogni ritorno della nube vulcanica sul cratere, con le sue oscurità e piogge di ceneri, le processioni riempivano le strada per invocare l’intercessione dei Santi.
Fu così che un buon numero di secondiglianesi volle portare la statua dell’Addolorata in processione di penitenza per le, vie dei paese.
I Padri tentennavano, ma un gruppo di uomini corse all’altare Maggiore e tolta la statua dalla nicchia, la discesero in mezzo alla chiesa, dove una moltitudine di braccia si contese il privilegio di sollevarla e portarla sulle spalle.
Poi la processione si mosse, formata dai Padri e dalla folla di fedeli con candele e torce accese, seguendo tra canti, preghiere e lacrime, la prodigiosa Immagine.
Appena la Vergine raggiunse il corso principale, il cielo che durava ancora nelle sue tene-bre, spiegò una larga zona luminosa proprio in direzione dei Vesuvio.
Si raddoppiarono allora le preghiere, s’accrebbe la sicura speranza dell’imminente libera-zione.
Infatti la pioggia di cenere vulcanica diminuì, il cielo in breve divenne limpido e in fine si ebbe luce piena.
Fu casualità o intervento celeste?
 
Si è liberi di pensare quel che si vuole. Il fatto si è – scriveva il P.Natalino Russo – che il cielo si aprì alla luce subito che la nostra Addolorata apparve nella strada; ed in questo avvenimento, il buon popolo di Secondigliano, istintivamente, con cristiano buon senso, vide e confessò che una grande grazia aveva ricevuta dalla buona Madre”.
In questa circostanza, la Curia Arcivescovile di Napoli annoverò la. immagine tra le più ve-nerate dell’Archidiocesi e stabilì per il suo culto l’11 di ogni mese.
Il 13 maggio 1806, i secondiglianesi vollero portare in processione l’immagine dell’Addolo-rata e grati e riconoscenti, le offrirono lire 3039 e molti oggetti preziosi, il tutto da utilizzare per abbellire la sua chiesa.